Autori/Felice Tosalli
Felice Tosalli
(Torino, 1883;1958) Felice Tosalli nasce a Torino nel 1883. Fin da bambino frequenta il laboratorio di falegnameria del padre dilettandosi nel disegno e prendendo dimestichezza con il legno.
Stimolato da Giovan Battista Quadrone e Rodolfo Morgari, due pittori che frequentano la bottega di Pietro Tosalli, nel 1897 si iscrive alla Reale Accademia Albertina di Belle Arti dove conclude brillantemente gli studi e riceve una medaglia d'argento per il disegno e la figura: negli anni dell'Accademia comincia a frequentare lo studio di uno scultore e, successivamente, lui stesso, con un amico artista, apre una bottega realizzando soprattutto opere lignee di soggetto sacro. Fondamentali per la sua formazione risultano gli anni parigini (1905-1907), quando in un laboratorio specializzato in restauro e produzione di mobili raffina la tecnica scultorea e al Jardin des Plantes compie un'attenta e personale osservazione del mondo animale.Rientrato in Italia, predilige il lavoro con gesso e plastilina e, nel 1909, prende parte per la prima volta a una mostra pubblica esponendo un «Alce» in gesso patinato alla “LXVIII Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino”. Tra il 1907 e il 1915 lavora come scultore per vari committenti, ma anche come gafico pubblicitario per Rolando & Brosio e La Mètropole, come illustratore per «Numero», come litografo - insieme a Sandro Vacchetti - per la Litografia Editrice Doyen e come cartellonista per la nascente industria cinematografica. Dopo la Grande Guerra, a cui partecipa, come membro della Croce Rossa, facendo servizio negli ospedali, si trasferisce a Rovigliasco Torinese e riprende la propria attività artistica, con particolare riferimento alla produzione di scultura lignea prediligendo soggetti mitologici e zoologici.Nel 1920 entra a far parte del Circolo degli Artisti di Torino dove espone costantemente fino al 1932. Nel 1921 presenta sette sculture alla Galleria Vinciana di Milano, nel 1922 espone a Roma e alla “Fiorentina Primaverile”, l'anno seguente alla Biennale d'Arte di Varallo Sesia, mentre nel 1925 partecipa con venticinque sculture - tra cui «L'enigma» - alla “LXXXIII Esposizione Nazionale Annuale di Arti Figurative della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino” ottenendo significativi consensi della critica.Tornato a vivere nella città sabauda, tra il 1924 e il 1926 Tosalli lavora per un unico committente, un avvocato/mecenate, per cui realizza numerose sculture lignee: sebbene abbia un carattere semplice e riservato e ami poco apparire, presto si rende conto che questo rapporto esclusivo lo penalizza poichè vincola troppo la sua produzione e le sue opere rimangono spesso sconosciute al grande pubblico.Nel 1927 comincia a dare lezioni di scultura a S.A.R. la principessa Bona Sancipriano di Baviera di Savoia che ben presto lo introduce nell'ambiente di Corte, come dimostra la commissione di un «Auriga» da parte di Filiberto di Savoia, duca di Pistoia, per Mussolini.Nel 1928 inizia a collaborare, come scultore ceramista, con la manifattura Lenci ottenendo, già l'anno seguente, significativi apprezzamenti in occasione della prima mostra ufficiale della fabbrica torinese alla Galleria Pesaro di Milano dove espone «Caracal», «Gufo ed ermellino» e «Jucunditas»: negli anni Trenta è invece chiamato a lavorare per la casa tedesca Rosenthal per cui esegue sette modelli in gesso di soggetto zoomorfo.Dopo molti anni di assenza dalla scena espositiva della città sabauda, nel 1935 viene allestita una personale nella Sala d'Arte Lombardi in piazza Castello: sono presentati venticinque disegni e cinquantacinque sculture, perlopiù inedite, di tema mitologico e letterario ovvero di gusto simbolista - tra cui «Saga», «La moglie di Putifarre», «Centauretto» - oltre ovviamente a sculture lignee raffiguranti soprattutto animali selvatici nei loro caratteristici atteggiamenti che hanno reso celebre Tosalli come originale e raffinatissimo animalier. Nel 1937, la Sala d'Arte Lombardi è anche sede la sua ultima esposizione pubblica; continua a lavorare fino alla morte, avvenuta a Torino nel 1958, rallentando tuttavia la produzione a causa degli eventi bellici e di un infarto che lo colpisce nel 1949: negli ultimi dieci anni si dedica soprattutto alla scultura in terracotta e alla pittura ad olio.Nel 1959 il Circolo degli Artisti di Torino gli dedica una retrospettiva, mentre solo nel 1990 viene pubblicata una monografia da Alfonso Panzetta. Presso la Galleria d'Arte Moderna di Torino sono conservate le sculture lignee «Viverra Genetta» e «Ermellino» e la ceramica «Caracal», al Museo del Cinema si trovano alcuni bozzetti cinematografici, mentre alla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera è conservata una coppia di «Ermellini» realizzata nel 1931 per la manifattura Lenci. 

Federica Tiripelli

 

 


*opere di Felice Tosalli
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